Tags Posts tagged with "poesia"

poesia

2 349

È morto Elio Pagliarani. Le librerie non si affanneranno ad esporre i suoi libri, come fanno di solito quando muore uno scrittore: le librerie per lo più non li hanno, i suoi libri. Immagino già i direttori di succursale della Mondadori, della Feltrinelli: “abbiamo qualcosa di Pagliarani?” “Chi?” “Pagliarani, quello che è morto” “Boh. Ora guardo. Come hai detto che si chiama?”.

La poesia, l’arte di temprare le parole e calibrarle su ragione e sentimento, di osservare con occhi differentemente ciechi, di cercare l’aldilà della normale comunicazione, non ha spazio al giorno d’oggi. I grandi poeti italiani cadono come massi da un monte direttamente in mare, senza far rumore. Elio Filippo Accrocca, Sanguineti, Zanzotto. Pagliarani.

Sarà ora di chiudere, amore,
che smetta di fare la guardia al cemento
tra piazza Tricolore e via Bellini,
di coprirmi la faccia col giornale
quando ferma la E, di attraversare
obliquo la tua strada, di patire
anche a passarci in treno
in fondo a viale Argonne
vicino alla tua casa.

Ad Ancona venne invitato da Luigi Socci e Marco Dominici per una delle prime edizioni de La punta delle lingua, festival di poesia che oggi gode di autorevolezza. Mangiammo assieme a lui da Anna la zozza, a Portonovo, le tagliatelle. Guardò il mare, il molo, il monte, le forme della cameriera.

La sua poesia era greve e leggera, somigliava alle operaie di fabbrica che sporche d’unto e nel frastuono delle macchine riescono comunque a rimanere donne.

Il volume con tutte le sue poesie non costa molto: acquistarlo e leggerlo è un atto di resistenza a un mondo che crede di poter fare a meno della poesia quando invece è il contrario esatto.

Pamarasca

1 429

La poesia che manca combatte una guerriglia necessaria e fastidiosa nel mondo di scienza e di ragione. Lei coglie invece che guardare. Confronta invece che scavare. Non interpreta: è. La poesia manca. Al salone del libro manca. Nel mondo dell’editoria, manca, né ce n’è abbastanza nell’immaginario di lettori stuprati dai numeri, dalla cronaca, dalle esegesi.
La poesia è quello di cui abbiamo bisogno.
E’ il frutto del sentire e del pensare: l’uno dal basso come humus, l’altro dall’alto come pioggia.

E’ il mistero dell’essere.

Ecco allora che ci si sente per una volta fortunati a vivere qui. In una città per molti versi insulsa ma poi, improvvisamente, capace di sterzate impressionanti. Di colpi sorprendenti. Viene da dire con Hrabal: noi siamo come le olive, rendiamo meglio quando veniamo spremuti.

Ecco che proprio qui certe persone regalano certa poesia.

La punta della lingua è diretta artisticamente da Luigi Socci, voce poetica di altissimo livello (pubblica Luigi, pubblica!). Grazie a lui e a Nie Wiem il festival ci bagna di poesia.

Possiamo starcene sul bagnasciuga e immergervi un pochino i piedi. O tuffarci a capofitto nel mare di versi.
Ma non rimanere nell’aridità.

Ecco il programma. Da parte mia, non ho mai visto un programma di poesia così bello.

martedì 14 giugno | ore 18.30
Parco del Cardeto “Franco Scataglini” (Ancona)
Le Marche della Poesia
Luigi Socci e Valerio Cuccaroni presentano:
Francesco Accattoli La neve nel bicchiere (Fara, 2011)
Davide Nota La rimozione (Sigismundus, 2011)
Gianni D’Elia Trentennio (Einaudi, 2010)

La Punta della Lingua continua la sua ricognizione della poesia marchigiana dando ospitalità alle sue voci più affermate e affiancandole a quelle più promettenti delle ultime generazioni.

mercoledì 15 giugno | ore 18.45
Parco Hotel La Fonte (Portonovo)
Le Marche della Poesia
Elisabetta Pigliapoco presenta:
Renata Morresi Cuore comune (Pequod, 2010)
Manuel Cohen Cartoline di Marca (Marte, 2010)
Umberto Piersanti L’albero delle nebbie (Einaudi, 2008)
Interventi musicali Fabrizio Alessandrini: hang

Tre poeti dal nostro territorio, un territorio fatto di campi, fabbriche e cantieri, monti, colline e spiagge, costellato di riserve naturali e parchi nazionali.

ore 20.30 Fortino Napoleonico (Portonovo)
Cena a buffet

ore 21.45 Fortino Napoleonico (Portonovo)
L’Italia a pezzi
Manuel Cohen presenta in anteprima tre poeti dell’antologia “L’Italia a pezzi” (Cattedrale, 2011).
Concerto per voci dialettali:
Dina Basso (catanese)
Fabio Maria Serpilli (anconetano)
Edoardo Zuccato (alto-milanese)

venerdì 17 giugno | ore 18.30
Auditorium Polveriera, Parco del Cardeto “Franco Scataglini” (Ancona)
Googlism, copia-incolla e poesie cercate
Montaggi e smontaggi testuali ai tempi di internet
Incontro con gli autori Marco Giovenale e Gherardo Bortolotti

Due tra i più “spericolati” sperimentatori della poesia italiana contemporanea discuteranno del rapporto tra prosa e poesia e delle ultime poetiche di montaggio internazionali, partendo dalle loro opere più recenti.

ore 21.30
Auditorium Polveriera, Parco del Cardeto “Franco Scataglini” (Ancona)
Thanx 4 nothing
Reading di John Giorno

John Giorno (New York, 1936) è uno dei più importanti poeti performer della seconda metà del XX secolo. Figura chiave nel rapporto tra la Beat Generation e la Pop Art, instancabile sperimentatore di nuovi linguaggi e ibridazioni tra letteratura, arti figurative e musica, ha pubblicato versi su scatole di fiammiferi, magliette, tendine da finestra e tavolette di cioccolata. Nel 1965 ha fondato l’etichetta discografico-letteraria Giorno poetry systems, mentre del 1984 è la fondazione dell’AIDS treatment project, che si occupa del sostegno ai sieropositivi e ai malati di AIDS.
Impressionante la lista delle sue amicizie e collaborazioni: William S. Burroughs, Andy Warhol, Robert Rauschenberg, Patti Smith, Laurie Anderson, Philip Glass, Sonic Youth, Diamanda Galas, Keith Haring, Lydia Lunch, Allen Ginsberg…
Reading in inglese con sottotitoli in italiano. Testi espliciti.

sabato 18 giugno | ore 23.00
Monte Conero (Badìa di S.Pietro – Pian di Raggetti)
Escursione poetica con Franco Arminio
Interventi musicali Federico Occhiodoro: hang, tamburi a cornice
Loris Baccalà: hang

Una passeggiata notturna sui sentieri del Monte Conero, tra osservazione della natura e incisioni rupestri, in compagnia delle parole del poeta, narratore, regista e “paesologo” irpino Franco Arminio.
 In collaborazione con Forestalp
L’escursione è gratuita ma i posti limitati.
prenotazioni: Forestalp | tel. 071 9330066

domenica 19 giugno | ore 21.45
Chiesa di S. Maria (Portonovo)
Giovanni Lindo Ferretti Bella Gente d’Appennino
Giovanni Lindo Ferretti voce Ezio Bonicelli violino

La controversa voce delle storiche band Cccp, Csi e Pgr in una lettura ritmica, dallo spirito pasoliniano e anti-moderno, in consonanza con lo scenario di una delle più antiche chiese romaniche d’Europa.

lunedì 20 giugno | ore 18.30
Atelier Arco Amoroso (Ancona)
La poesia che si vede
Conversazione tra Luigi Socci e Sergio Garau con proiezioni a portata di mouse.

Tra poesie visive animate e scrittura collettiva 2.0, tra città virtuali di parole da percorrere in bicicletta e poesie-videogioco, una conversazione con Sergio Garau, performer digitale del collettivo Sparajurij Lab, con proiezioni di alcune delle più innovative opere di poesia digitale internazionale, dalla fine degli anni Cinquanta a oggi. E con un breve assaggio finale dal vivo della performance “I O game over”, già in tour per i festival di mezza Europa.
In collaborazione con Videodromo

ore 20.30 Parco Hotel La Fonte (Portonovo)
Cena a buffet

ore 22
Sala Chiesetta Hotel La Fonte (Portonovo)
Facebook Poetry 3a edizione

Decine di poeti in collegamento da tutta Italia (e non solo) daranno vita, ancora una volta, alla singolarissima disfida in rete della Facebook Poetry. Poche semplici regole: dati il primo, l’ultimo verso e una lunghezza massima di dieci, dato un limite temporale di 40 minuti, produrre un testo per l’occasione e postarlo sulla bacheca della Punta della Lingua. Al pubblico in sala (e a casa) verrà chiesto, oltre che di partecipare, anche di votare, il testo più riuscito. La Punta della Lingua è già su Facebook e cerca amici.

martedì 21 giugno | ore 18.45
Auditorium Polveriera, Parco del Cardeto “Franco Scataglini” (Ancona)
Non possiamo abituarci a morire
Per Luigi di Ruscio (Fermo 1930 – Oslo 2011) poeta, narratore e operaio
Letture di Ascanio Celestini
Intervengono Massimo Canalini, Angelo Ferracuti,
Mariano Guzzini e Giorgio Mangani
Coordina Valentina Conti

La Punta della Lingua rende omaggio al grande irregolare Luigi Di Ruscio, scomparso a Oslo il 23 febbraio di quest’anno, città nella quale era emigrato nel ’57 e dove aveva lavorato per 37 anni come operaio in una fabbrica di chiodi.
Un ricordo di uno dei più originali intellettuali marchigiani della seconda metà del Novecento nella memoria di amici, editori e compagni di strada.
Con ascolti di registrazioni inedite della viva voce del poeta.
In collaborazione con Edizioni Affinità Elettive

ore 21.30 Mole Vanvitelliana (Ancona)
Fabbrica
di e con Ascanio Celestini

Fabbrica è un racconto teatrale in forma di lettera, la storia di un capoforno alla fine della seconda guerra mondiale, raccontata da un operaio che viene assunto per sbaglio.
Questa replica di uno dei più bei lavori di Celestini è dedicata a Luigi Di Ruscio.
In collaborazione con Arci

Info:
www.lapuntadellalingua.it
lapuntadellalingua@niewiem.org
telefono 335 1099665

Sono stato al Salone del Libro anche quest’anno. Sarò sintetico e, soprattutto, poco originale.

Tre cose mi hanno colpito.

1.    gli editori indipendenti sono stati sparpagliati come meteoriti per lasciare spazio a un’esposizione di strumenti musicali. Pianoforti e, soprattutto, batterie tracciavano una grande crepa nel padiglione uno. A me piacciono le esposizioni di strumenti, ma che gli organizzatori del Salone del libro pensino di estendere ad altri oggetti la fiera è davvero una bestialità. In tutto il mondo stanno vincendo le esposizioni specializzate e loro pensano Va là, mettiamoci uno stand di batterie e magari quattro o cinque pianoforti, per vivacizzare il tutto

2.    oggi che la letteratura vive un momento di grande innovazione e, naturalmente, di tensione con l’avvento del digitale e del fenomeno ebook (lo si spiega bene qui), non si è fatto altro che parlare del risorgimento italiano, rendendo il salone provinciale e addirittura grottesco laddove si sono voluti rintracciare i libri più importanti dell’Italia Unita. Le classifiche sono arrivate anche qui, sospinte, diciamolo, dalle tiritere di Via con me. Retorica di una nazione a un salone internazionale.

3.    C’era pochissima poesia. Ora che ci penso, ho visto davvero pochi volumi di scritti in versi. La poesia sta scomparendo, sta annaspando in questo mondo che vuole sostituirla a tutti i costi con sia pure affascinanti geometrie. Tutti raccontano storie, elaborano trame, pontificano su vari argomenti, trattano acutamente di individuo e società, twittano… eppure la poesia, che è la parola, che è la letteratura, che è l’uomo, si spegne come la fiamma di una candela. Questa è la cosa che mi ha dato più pena.

Non facciamoci spaventare dalla poesia e ogni tanto compriamo un libro di versi: durano più a lungo, spesso scavano più a fondo, parlano di noi.

Vi lascio con una grande poetessa dei giorni nostri

Io sono spaccata, io sono nel passato prossimo,
io sono sempre cinque minuti fa,
il mio dire è fallimentare,
io non sono mai tutta, mai tutta, io appartengo
all’essere e non lo so dire, non lo so dire,
io appartengo all’essere, all’essere e non lo so dire
(Mariangela Gualtieri)

Le immagini di questo post:
Paul Klee, Parnas (1932)
I versi di Mariangela Gualtieri

Pamarasca

0 190

Qualche giorno fa parlavo della Fretta e della Furia sul web: nodi proposti dalla rete odierna che affronto, come sempre, con fare amatoriale. Oggi, tocca ai ricordi.

I ricordi sono una faccenda strana. Vengono scelti e selezionati a più livelli, consci e inconsci. Sono diversi per ognuno. Cambiano ad ogni momento e, via via che viviamo, continuano a cambiare. La rotta della memoria è una singolare miscela di bussola, stelle, casualità e desiderio del nocchiero.

Alcuni li teniamo dentro a lungo, finché è il momento giusto di sedersi a fissarli come fossero tv, o di darli in pasto a una cerchia più o meno ristretta di persone.

Nel frattempo, i loro contorni sono mutati: un amore può essere più amore, un abito da bancarella un tailleur di Armani; due ore dieci, o dieci due. Tutto è sottoposto alla lente deformante della memoria personale. Spesso, i sentimenti forti, troppo forti, vengono stemperati e dopo tempo si ripropongono allungati dalla nostalgia, che è un latte di singolare densità utilizzato per scongiurare le tachicardie.

I Ricordi, di fatto, sono materia di poesia. Sono sogni, e desideri. Influenzano il presente prima ancora di essere pensati, con la loro semplice esistenza sotto pelle. Ci compongono, più o meno segreti, come le cellule compongono il nostro organismo. Sono i pigmenti dei colori che utilizziamo per dipingerci.

Oggi, la loro gestione è profondamente mutata. I ricordi vengono gettati nel calderone di un ipotetico presente in rete: siano immagini, testi, racconti, diari, canzoni, sono a disposizione della collettività sin da subito e, di conseguenza, cessano di essere ricordi. Ammantati della presunta oggettività scientifica che, a torto, attribuiamo all’immagine fotografica, vengono staccati da noi stessi dopo nemmeno un minuto, come una cicatrice non ancora secca: li guardiamo da distanti, in una precoce autoscopia. In questo modo, tutti i ricordi diventano validi, omogenei, ugualmente importanti; e tutti i ricordi sono abortiti in quanto tali: si propongono come immagini esterne, non più come elaborazioni interne del nostro sé.

Sono non-ricordi.

Parlo di aborto perché i ricordi, in questa fase, non hanno ancora vita; sono immagini riflesse di qualcosa che vorremmo, un giorno, ricordare. Non sono cresciuti abbastanza dentro di noi; non si sono nutriti con noi, non hanno scalciato dall’interno la nostra pancia, trasformando così il nostro presente. Che, difatti, senza ricordi non esiste.

E cos’è spesso, questa nostra vita in rete, se non un disegno del passato che vorremmo avere? Immagine dopo immagine, filmato dopo filmato, commento dopo post, proponiamo agli altri una biografia in cui la narrazione postuma sostituisce il presente. Non definiamo il nostro passato, non facciamo il nostro presente. Piuttosto, ci impegniamo a colmare il vuoto del nostro futuro, di quando non saremo.

Pamarasca

Le Immagini in questo post:

Kurt Schwitters, Merz 163

Umberto Boccioni, Quelli che vanno

Gipi, da Animals, n. 5, 2009

2 356

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=M9WtgnLi9UQ&feature=PlayList&p=32C70B24E094A52C&playnext_from=PL&playnext=1&index=28]

Ieri prima dello spettacolo sono andato a trovare la piccola Thea. Mentre sua madre sbrigava faccende lei si è stesa sul divano e le ho fatto il solletico. Per un po’ ha riso, poi si è ravveduta e mi ha rimproverato:
“guarda che non sono una bambina”
E si è messa ad imitare i passi di Duffy Duck, impegnato in un tip tap televisivo. “Mi pare giusto”.

Poi era la sera dei Momix. Non so come, ma teatro e danza, mondi a me lontani, finiscono per impigliarsi alla mia vita quotidiana periodicamente. Quando organizzammo il Living Theatre a Milano, per un mese i ragazzi abitarono da me e lo spettacolo assunse una valenza unica. Ora, non avevo nemmeno i biglietti dei Momix e alla fine capita che un ballerino dorma in casa mia, così, alla fine, vado allo spettacolo cui non pensavo di andare. E, si sa, le cose migliori capitano per caso.

Naturalmente lo spettacolo è bellissimo. Qui c’è una appassionata recensione, che suggerisco di leggersi con calma. La sensazione è quella di avventurarsi in un bosco, infilarsi dentro un albero e rimanere lì, nascosto, a guardare quel che accade fuori: odore di corteccia, presenze animali, umido del tronco. Nascosti per secoli dentro l’albero, a guardare e ad incantarsi.

Alla fine Sara, l’amica che era con me, si è commossa di tanta bellezza. Abbiamo chiacchierato un po’ e siamo andati a casa.

Ieri prima dello spettacolo sono andato a salutare una bambina, e poi mi sono disegnato un po’ bambino anche io, nel tronco, per spalancare la bocca e commuovermi davanti ai quadri viventi dei Momix.

E alla fine, grazie ai Momix, ho pensato stamattina: vaffanculo Berlusconi, Bossi e il papa. Ieri sono stato proprio bene.

E forse è stare bene, vedere e fare le cose belle, senza concentrarsi solo sulle brutte come stiamo rischiando di fare, che ci permetterà di uscire vincitori contro tale e tanta volgarità che ci sommerge.

Perché siamo bravi a riconoscere e fare le cose belle, molto più bravi di quegli altri. E certe cose, se le sconfiggi, le sconfiggi solo grazie alla poesia.

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=WrBZmZY91oI&feature=player_embedded]

Pamarasca

5 519

Aspettando un altro post vero e proprio, infilo tra le maglie del blog un’altra poesia recente, ossia del 2003. Più recenti credo di non averle, mi sono fatto molto, molto prosaico :-)

IPOTECA

Oggi va all’asta la mia casa
Con le sue cose e tutto il resto:
mi piacerebbe nevicasse, perlomeno,
ma è luglio persino in tribunale.
Al magistrato competente vorrei dire
Che il rubinetto di destra perde ancora:
bisogna tirare con forza la sua leva
due o tre volte per smettere il gocciare.
I segni sopra il muro, poi, graffiti privi d’arte
Li feci a cinque anni per copiare
L’iniziale di Silvia Collinetti, la bambina
Che amavo follemente in terza elementare.
Ho un avvocato in gamba, per l’asta della casa:
il prezzo sarà buono, un’adeguata stima
di tubi lampadine
e del resto delle cose.
Nel prato in fondo a destra – tra il mais del contadino
e una rimessa per gli attrezzi – sta sepolto il nostro primo cane:

Non credo mi restituiranno il corpo:
dev’essere compreso nel pacchetto.

0 195

Uff. Avevo detto che ogni tanto avrei commesso l’indecenza di postare miei vecchi scritti. Ecco qua una poesiola cui sono affezionato, del 2003, credo. Facevo il barista a Posatora.

Devo essere te per essere me
Fin dal mattino
Passare da zero a tre bustine
Nel caffè; al gusto di spremermi
Un’arancia appena sveglio.
Vestire di nero, addormentarmi
Guardando la Tv. E nella vasca
Per ore stare a mollo
Con un bagnoschiuma alla vaniglia,
un infiltrato, attorno.
Devo sentire sempre freddo
E coricarmi su di un fianco;
fermarmi davanti alle vetrine
leggere i tuoi libri.
Devo essere te per essere me
Nella pelle e non nella memoria
Che altrimenti mi cancellerebbe.

(Se avrò un figlio
Ti somiglierà.)