Tags Posts tagged with "la qualità della vita"

la qualità della vita

2 672

Ho iniziato a scrivere tardi. Scrivere per la pubblicazione, almeno. Non è un rimpianto, ma una semplice constatazione. Una volta iniziato, vorrei farlo sempre. Di più. E’ come se tante storie vivessero compresse in un contenitore che mi portavo dietro.

Lavoro, anche, sui social network. Soprattutto facebook. Ho avvicinato questo social in un periodo particolare della mia vita e mi ha permesso di ritrovare trame di amicizie che si erano spezzate, sfilacciate o scolorite. Poi, nel tempo, di conoscere persone nuove anche, e condividere un mucchio di cose belle, importanti, divertenti, impegnate, sciocche.
Dovendo monitorare facebook per lavoro, finisce che ci passo diverso tempo anche con il mio profilo personale.

Considero facebook (e i social in genere) una gran cosa. Ne sono entusiasta. Per i vecchi e cari amici, per i nuovi, per le informazioni e qualche volta per le discussioni. Considero i social un’arma rivoluzionaria potentissima. Fb ha un mucchio di limiti che non è il caso di approfondire qui, certo, e sta diventando sempre più una sequela di inserzioni pubblicitarie, però mi piace ancora e nutro fiducia in questo mezzo.

Ma ho iniziato a scrivere tardi e mi accorgo ogni giorno di più delle mie debolezze.

Chi mi conosce, sa delle mie debolezze. Ad esempio, mi capita di passare al bar, incontrare qualche amico, dire “mi fermo due minuti, il tempo di un bicchiere” e dopo tre ore e non esattamente un bicchiere solo sono ancora lì. Non c’è niente di male.
Mi accade lo stesso su facebook. Sono troppo curioso, troppo interessato alla maggior parte dei link. Troppo polemico, anche, chiacchierone, e mi entusiasmo appena vedo una grafica ben fatta, un’idea particolare. Clic dopo clic – parola dopo parola – mi passano le ore che non devo dedicare al mio lavoro. Che sono esattamente quelle che devo dedicare alla scrittura. Che ho iniziato tardi.

I personaggi delle storie che mi abitano hanno iniziato a rimproverarmi.
Certo, lavoro sui social, quindi non posso (né voglio, in definitiva) evitare i social anche solo per un po’. Ma non sono in grado di evitare le distrazioni, non è nel mio carattere. Quindi d’ora in poi cercherò di frequentare il minimo indispensabile il mio account, che è sempre stato particolarmente attivo. Chi se ne frega, direte voi.

In effetti, non scrivo questo perché credo interessi a molti se il mio account sarà meno attivo. Lo scrivo per condividere una riflessione che, ne sono certo, non sono il solo a fare. La condivisione e la comunità non sono tutto, e a volte il tempo va utilizzato con misura. Specie se si nutre un desiderio.

Citando un vecchio articolo di Bartezzaghi: in rete “ci stiamo tutti allenando per una partita che non si giocherà”. Ma, prima che mi cedano le gambe, voglio provare a calpestare l’erba di quel match.

Pamarasca

2 641

Sul ricco, competente e bel blog del mio amicissimo Marco Dominici mi è stata chiesta un’opinione sul self-publishing… e io l’ho data :-)

Dice Marco: Parlando di contenuti, è indispensabile dare quindi la parola a chi il contenuto lo crea, ovvero l’autore, il demiurgo del testo e primo motore immobile di tutta la filiera editoriale.
A tale proposito ho coinvolto nel dibattito il mio più caro amico Paolo Marasca, che guarda caso è uno scrittore: il suo primo romanzo, La qualità della vita, ha avuto quella che si dice un’ottima accoglienza da critica e pubblico e già sta lavorando al secondo, che posso dirvi per certo, avendo lette le bozze quasi definitive, è ancora più bello.

A Paolo chiedo come vede, da autore, la prospettiva del self publishing, che sembra sia la grande opportunità  e risorsa del digitale per chi scrive, e cosa pensa del social reading.

Scrivo io: “Cercherò di essere sintetico e, quindi, perderò per strada le sfumature di questioni estremamente complesse. Non me ne vogliano i lettori di questo blog. Non sono contrario al self publishing di per sé, ma non nego di essere piuttosto scettico al riguardo, per le ragioni che sintetizzo qui di seguito:

1) Da anni l’arte contemporanea e la musica hanno dimostrato tutti i limiti dell’autoproduzione, sia pure a fronte della scoperta di una minoranza di veri talenti (poi comunque rientrati nei ranghi del mercato tradizionale). Non credo che per la letteratura sarà diverso.
2) Il mercato editoriale è letteralmente strozzato dalla grande distribuzione, così come lo sono le librerie indipendenti. Un editore, specie se talent scout, non ha i mezzi per svolgere un lavoro di qualità. Un libraio, specie se bravo e attento, non ha i mezzi per confrontarsi con le grandi catene e dare visibilità ad una certa letteratura. Risolvere questo nodo sarebbe la vera rivoluzione, mentre credere che il self publishing possa bypassarlo mi sembra una chimera.
3) Lo spreco di talento è dietro l’angolo. Un autore, magari giovane, dovrebbe avere la possibilità di confrontarsi con un editore, vedere la propria opera da un diverso e professionale punto di vista, imparare a gestire le proprie capacità. Sono assai rari gli esempi di atleti privi di allenatori e non credo che vengano su campioni che apprendono le impugnature del tennis da Youtube. Per la scrittura, non è poi tanto diverso: il bravo editore è un patrimonio, non un fastidioso intermediario.
4) Il mercato non è democratico. Esso si muove secondo sottili equilibri relazionali e favorisce il detentore di un capitale economico, umano e soprattutto, oggi, sociale. Il talento eccezionale ma povero di risorse ha sempre meno possibilità di essere scoperto, perlomeno parlando di grandi numeri. Che possa capitare, è chiaro, ma che sia più probabile rispetto al vecchio mercato editoriale, non lo credo affatto.
5) La tecnologia odierna potrebbe essere utilizzata per supportare l’editoria di qualità e il lavoro di editori e addetti, prima che per proporre edizioni fai-da-te di opere che magari avrebbero potuto essere migliori. Credo sia necessario aiutare editori e librai, non i già troppi autori pieni di sé e delle proprie parole.
6) D’altro canto, la tecnologia e il fai-da-te sono ottimi per le opere minori o secondarie, gli scritti marginali degli autori, i lavori collettivi e sperimentali etc. etc.. La tecnologia, infine, grazie agli e-book, è uno strumento imprescindibile che potrà dare vita a nuove forme di creazione e cambierà di certo l’editoria contemporanea.

Ma dio salvi l’editore in un mondo dove scrivono tutti e leggono pochi.

A proposito del social reading, solo due parole. Non amo particolarmente i vecchi gruppi di lettura (questione di gusto, li apprezzo ma non mi ci trovo), quindi non ho molti riferimenti al riguardo. Vedo il buono di una forma di vera e propria “riscrittura” collettiva del testo che, grazie ad annotazioni, citazioni, sottolineature, diventa altro da se stesso. Niente di male, anzi. Vedo invece il danno nella perdita di quel che di meglio hanno i gruppi di lettura tout court: le relazioni umane che si intessono grazie ad un libro galeotto, i flirt intellettuali e non solo, l’amicizia che è più importante del testo su cui ci si confronta.

Ma dio salvi i lettori in un mondo dove tutti scrivono e poi rileggono solo se stessi.”

0 225

La recensione di Antonio Luccarini a La qualità della vita

Di solito il vizio di fondo delle operazioni di scrittura degli esordienti è costituito dall’ansia di voler esprimere in un’unica prova tutto quello che si sa, tutto quello di cui ci si ritiene capaci, il più delle volte ottenendo proprio un risultato opposto a quello che ci si era prefissi; spesso si cade nell’errore del cuoco che si permette di correggere la ricetta originale, aumentando le dosi e che finisce per caricarla di eccessivo sapore. Paolo Marasca, scrittore anconetano al suo esordio, invece, dà prova di essersi confrontato con il materiale del suo primo libro La qualità della vita (Italic-Pequod, 13 euro prezzo online), innanzitutto, ricorrendo al senso di equilibrio e di misura. Egli confessa a questo proposito di aver avuto a disposizione, prima di arrivare alla pubblicazione, il tempo giusto per poter apprendere ed apprezzare, dalla vita e dalla letteratura, una necessaria lezione di umiltà. E dire che i pregi rintracciabili nel suo romanzo non sono pochi e di poco conto, forse perché il lavoro ha subito più di un controllo prima d’uscire in libreria. E’ il racconto di un ritorno in una Milano che è stata lo sfondo di “sogni e bisogni” lontani, di una sosta forzata in una stazione di provincia, di incontri casuali, della partecipazione ad un funerale, di facce, umori, ricordi, sentimenti che dal passato irrompono a sparigliare un presente già di per sé confuso e senza punti d’appoggio, di amori finiti ed amori perduti appartenenti ad un personaggio che vive scrivendo guide di viaggio di città che, in realtà, non visita. Tutto all’insegna dell’incompiuto: relazioni, scelte, impegni, di una vita quotidiana che, appunto, malgrado si tenti ad ogni modo di ordinarla, non riesce mai a snodarsi per capitoli risolutivi come in romanzo. L’ acquario di cui si prende cura Mirco il protagonista di questa trasferta sentimentale è una delle immagini chiave che compendiano il senso di questa asciutta, delicata, ironica, vibrante, operazione di scrittura. Dentro e fuori l’acquario della vita con l’onestà intellettuale di descrivere solo quello che si muove nell’acqua, fossero riti violenti o nuotate senza senso, ripetitive e monotone. L’altra immagine che integra e corregge la nuda verità dell’acquario è la guida turistica di Parigi, costruita a tavolino, servita al lettore come da indicazioni del capo chef, astratta, asettica, come ogni identità di luoghi inventati ad uso di un immaginario collettivo consumista che si nutre solo di prodotti già confezionati. Senza retoriche, senza struggenti malinconie, ci viene offerto il ritratto per certi versi sommario, ma proprio per questo più suggestivo, di alcuni anni del nostro paese, inquietanti ma ugualmente pieni di desiderio e di commovente disperazione.

Antonio Luccarini

N.B.: Grazie a questa recensione, apparsa sul Messaggero del 16 novembre 2010, potrei detenere un curioso record: ben due recensioni scritte su due quotidiani locali diversi per mano di due miei ex insegnanti del liceo :-) Son soddisfazioni…

Pamarasca

La sera prima della presentazione del mio romanzo a Firenze, ero a cena da Sabrina e Giacomo. La loro figlia maggiore, Bianca, seguiva  i miei movimenti in casa sua con curiosità mista a diffidenza. Alla fine, presa un po’ di confidenza, mi chiedeva:
–    Ma lo hai fatto tutto tutto te questo libro?

Il libro stava sul tavolo, consumato dalla madre che il giorno dopo mi avrebbe presentato. Stava a testa in giù accanto al formidabile risotto ai funghi di Giacomo.
–    La carta no – ho risposto – però le parole le ho fatte tutte io, una per una.

In questo scambio di battute tra un adulto e una bambina sta alla fine la differenza semantica tra libro e e-book: il libro è un oggetto fisico. Non solo si scrive: si fa. L’e-book è un testo e l’oggetto, semmai, è il supporto utilizzato per leggerlo. Non dovrebbe chiamarsi “book”. Tutto qui.

Per il resto, tutto bene. Viva le novità che ci permetteranno di leggere meglio, ovunque, di più.

Ma, certo, non ci sarà un bambino pronto a stupirsi perché tu hai “fatto” quella cosa che vede riposta sul tavolo e che occupa una specifica porzione dello spazio che state dividendo.

0 210

Il mio romanzo ha impegni fitti nelle prossime settimane. Cerco di riassumerli, casomai a qualcuno stesse a cuore :-)

Sabato 18 settembre, alle 18.30, l’autore del romanzo (io) parteciperà all’ebookcamp organizzato da Simplicissimus con un intervento sul rapporto tra ebook e libro cartaceo visto con gli occhi dell’autore. Il camp si svolge in spiaggia a Portorecanati, presso lo stabilimento Carlo e Domenico (lungomare Lepanto 36). Ne approfitto per segnalare l’eccellente blog che tratta dell’argomento del mio amico Marco

Mercoledì 22 settembre registrerò una brevissima intervista per la rubrica Leggere del tg regionale. Andrà in onda non so quando.

Sabato 25 settembre il romanzo ed io siamo a Chiaravalle, alla libreria Il grillo parlante (via verdi 68, alle 18 e 30): ci presenta e chiacchiera con noi Riccardo Gigli, autore tra l’altro della bella recensione apparsa su L’Urlo Magazine. Per l’occasione registreremo un pezzo anche per la radio, ma su questo arriveranno altre indicazioni

Sabato 2 ottobre, ma  è da confermare, dovremmo spostarci a Firenze, in questa bellissima libreria, per la presentazione che sta organizzando l’amica saggia Sabrina Carollo ( :-* )

Lunedì 11 ottobre, invece, ci sposteremo a Recanati per la rassegna Piovono Libri. La data è confermata ma stiamo aspettando direttive su orario e luogo.

Per chiudere in bellezza, giovedì 14 ottobre anziché, come annunciato in precedenza, giovedì 23 settembre, la presentazione bolognese: alle 21 e 30, presso la Libreria Modo Infoshop di Bologna, in via Mascarella 24b. Presenterà il romanzo e ne leggerà alcuni brani nientemeno che Mimì Clementi, grande romanziere e voce dei Massimo Volume. La cosa mi emoziona non poco. Se non lo avete mai sentito leggere… beh…

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=nGYT0vUrPfc]

Ecco tutto, per ora. Un grazie speciale a tutti quelli che vogliono bene a La qualità della vita

pamarasca

10 1138

Prima di tutto grazie. A quelli, tanti, che sono venuti alla presentazione de La qualità della vita e al palpabile affetto che mi ha circondato fino a tarda sera.

Poi, scusate: quelli cui ho scritto dediche sgrammaticate o insensate: la penna si muoveva con largo anticipo rispetto al cervello.

E ancora, scrivete: alla presentazione eravate tutti amici, quindi senza remore, se vi va, scrivetemi quel che ne pensate: mi farà bene in ogni caso. Scrivetemi qui, in forma di commento, o su fb, o dove volete.

Sino ad ora ho ricevuto solo feedback positivi e, come molti di voi sanno, il mio ego non ha esattamente bisogno di essere ingozzato. Quindi, se avete critiche o perplessità, se dopo due pagine l’avete abbandonato, o se rivolete i soldi dell’incauto acquisto, beh, scrivete anche queste cose.

Se invece vi è piaciuto, vi chiedo di essere amici anche nella promozione: una cosa che, con le piccole case editrici, si dovrebbe fare sempre. Una buona abitudine, che nel suo piccolo scardina le regole di un’editoria sempre più in mano ai colossi, padroni di case editrici-distributori-librerie. Come si fa? È semplice: se avete un account su anobii, inserite il libro, se vi va scrivete una recensione, o consigliatelo; su facebook, se siete fan di pagine di lettori, suggeritelo, o trovate altri modi di parlarne. Lo stesso su twitter.

Non vi chiedo certo di mettervi a fare pubblicità per me: solo di favorire il piccolo ma prezioso passaparola che potrebbe nascere sul web. Se vi va. Io, ci metterò del mio.

Infine, grazie a Luigi, amico e poeta dalle qualità umane e letterarie eccezionali: spero di poter presto presentare io la sua raccolta di versi.

Insomma, vabè, vi voglio bene.

pamarasca

Le foto fatte alla presentazione sono di Alessandra 😉

Le foto della splendida micia intellettuale di Michela :-)