Tags Posts tagged with "berlusconi"

berlusconi

18 1692

Andrò a votare. E’ sempre difficile. La sola militanza della mia vita è stata al Ponte della Ghisolfa e continuo a ritenere il pensiero anarchico – certo pensiero anarchico – come il più vicino a me. Persino, oggi, estremamente contemporaneo, come ho scritto anche qui. Una serie di motivi mi spingono a votare. Tra gli altri, che se elencassi diventerei ancora più noioso, il fatto che il movimento anarchico non ha la forza di far valere l’astensione politica quale rifiuto del principio di potere e strada verso la costituzione di una società ecologica. L’astensione dunque non mi pare oggi  un mezzo effettivo di intervento e di discorso. Resta, naturalmente, una scelta di coscienza, filosofica per così dire, e ammiro chi la vive in questo modo come ammiravo il mio amico Pietro quando, scegliendo di essere obiettore totale ai tempi in cui c’era il militare obbligatorio, mi diceva che non conosceva alternativa: “non mi guarderei più nello specchio.”

Detto questo, resisto alla tentazione di votare Berlusconi, che tuttavia è di gran lunga superiore ai suoi rivali nell’arena che l’odierna politica si è disegnata attorno. Non c’è nessuno alla sua altezza, capace di vivere e ostentare il proprio narcisismo con tanta schietta abbondanza di mezzi e di espressioni. Non c’è nessuno che, come è ben raccontato in questo libro, sia altrettanto sincero da chiedere voti in nome delle proprie psicosi, senza scendere al compromesso della razionalità. Lui è su un altro livello.

Ho dato un’occhiata a destra – dato che la destra mi pare esista in questo mondo – per curiosità e sono rimasto colpito dallo sbandieramento di concetti come Patria, Popolo, Nazione, Stato: nell’era della post globalizzazione, della comunicazione, della condivisione, della connettività permanente, mi sembra questa solo una tenera difesa, un modo per proteggere la propria sensibilità, per riconoscere l’incapacità di vivere l’epoca contemporanea, di vedere tutto questo male, tutto il mondo, tutte le cose che accadono. Lo Stato-Nazione, invenzione assai recente nella storia, resiste nell’immaginario perché abbiamo bisogno di una cornice. Di una porta che possiamo chiudere quando il mondo ci aggredisce con le sue tante verità. La conseguenza, è che poi il mondo non lo vediamo più, e credo che qui stia la profondità dell’ammonizione delle suore: se ti fai troppe seghe, diventi cieco.

Ho dato un’occhiata a Monti, una figura esemplare, consumata dal potere, che non vale un briciolo della follia di Berlusconi e si ostina a voler sorridere quando sarebbe molto più semplice non farlo. La sua chiamata alle armi in nome di un’emergenza che, non si sa come, avrebbe sistemato dopo averla corroborata, e la successiva convinzione di poter essere un nuovo Duce, perché il potere, checché ne abbia detto Andreotti, logora proprio chi ce l’ha – e qualcuno mi dica, se ha coraggio, che esiste una figura più logora di Andreotti proprio quando sostiene il contrario, con un ghigno beffardo che sintetizza tutto il male che ha dovuto assorbire per rimanere lì. Non ho nemmeno guardato il programma. Bum.

A sinistra naturalmente c’è il Pd. Devo dire che, come spiegò bene Massimo Recalcati in una puntata de l’Infedele di qualche anno fa (guadagnerò punti amore con questa citazione), Bersani sembra il solo leader che non professa leaderismo, ma tenta, direi disperatamente, di ricucire le fila di un’idea di partito, di movimento collettivo, senza però dare la giusta importanza alle epocali trasformazioni dell’epoca in cui vive. E’ ammirevole questa dedizione alla collettività lì dove tutti scelgono personalismi, ma è come un treno sui binari giusti, che però vada a vapore. Inoltre, la cosa che mi irrita di più è il fatto che in venti anni di berlusconismo questo grande partito non sia cresciuto per ciò che proponeva, ma per ciò che combatteva, e stenta, mi pare, a perdere il vizio.

Da quelle parti c’è Rivoluzione Civile, e qui faccio un discorso inverso, perché il personalismo qui si fa quasi idolo di se stesso e si presume che una persona, un bravo – a quanto so – magistrato sia in grado di governare e di guidare una fazione politica che è miscellanea proprio perché non è un politico. Ma questa forse è la fazione più politica di tutte, e dunque mi sembra ci sia un controsenso, così come c’era un controsenso nel credere che un dirigente d’azienda, o un preside d’economia, fossero adatti a governare perché sapevano, il primo, portare profitti alla propria impresa e, il secondo, trovare i fondi per la sua università. Le parole d’ordine di Rivoluzione Civile sono naturalmente del tutto condivisibili, ma questo partito è una mossa che, probabilmente per ignoranza, o perché non sono comunista, non capisco. Ho letto, ma non ho capito.

Tocca dire anche del M5S, a proposito del quale mi è capitato molto di discutere recentemente. Dirò brevemente perché non potrei mai votarlo, sebbene esso abbia il merito di porre l’attenzione su temi centrali trascurati dagli altri e di riprendere, anche se in maniera non originale, una serie di concetti dell’area libertaria (ma le aree le riprende un po’ tutte, il M5S, come una mannaia). Non potrei votarlo anzitutto per il leaderismo che lo contraddistingue: Grillo è il solo che si avvicina alla grandezza psicotica di Berlusconi, in questo, ed è assetato di potere come poche persone ho visto mai. Sarebbe sufficiente farlo vedere da qualcuno in gamba per essere sicuri di quanto sto dicendo. In secondo luogo perché vedo dell’ipocrisia nel parlare di rivoluzione quando in realtà, nel migliore dei casi, si vuole fare riformismo: la rivoluzione non si fa, infatti, andando in parlamento secondo le regole di chi c’è stato prima. Il riformismo mi potrebbe anche stare bene, ma questo mentire sulla sua natura mi sta già sul cazzo (ecco, già parlo come loro). Inoltre, non potrei votarlo perché è un movimento che non dà alcuna garanzia sulle scelte che faranno i suoi componenti, nemmeno in sede pre-parlamentare: non so cosa pensano dei temi più importanti, non vedo un’idea fondante, non vedo un principio. Solo temi amministrativi – e per questo sono convinto, come ho detto più volte, che sarebbe un gran Movimento se, per ora, si limitasse alle elezioni amministrative e locali, dove avrebbe bene un senso – oppure, dall’altra parte, proclami che sono un giorno nazionalisti (Noi Italiani!) e un giorno libertari (La Rete! Come se esistessero la rete italiana, la rete inglese, la rete francese…), un giorno liberisti (la Concorrenza!) un giorno statalisti (lo Stato forte!). Credo in definitiva che il M5S a livello nazionale sia una iattura e abbia molti punti in comune con tanti movimenti occidentali sciovinisti che hanno costellato la storia, e ne ho prova tutte le volte che un suo membro, schizofrenicamente, sostiene che Grillo sia “solo” un portavoce e poi lo difende da qualsivoglia accusa senza nemmeno ascoltare le critiche.

Alla fine, insomma, io voterò per queste elezioni nazionali SEL. Lo so, lo so, non è una cosa proprio anarchica. Ma è una forma di politica parlamentare che parte da idee e non da mere congetture amministrative, e che vanta dei principi. Qualcosa già è, dati i tempi che corrono. Soprattutto, è una forma politica che ha principi ma conosce la negoziazione, ovvero sa cosa significhi la vita politica parlamentare. Queste due cose devono essere indissolubili, in questo genere di democrazia. Come ho scritto altrove, infatti, la democrazia non è un ideale, ma uno strumento. E gli strumenti bisogna usarli per quel che sono, è inutile cercare di tagliare il pane con un coltello tenendolo per la lama. Inutile e dannoso.

E forse voti come il mio possono essere segnali di una sinistra non necessariamente comunista, ma fortemente sinistra. Magari segnali di fumo, ma segnali. Non sono certo di quello che faccio. Ma lo faccio. Sempre con il dubbio dentro e la voglia di sapere: prediligo il dubbio alla certezza, la domanda alla risposta, le ipotesi alle verità. Un voto dato con troppa convinzione è un voto già malato.

0 151

Caro professore del consiglio,

so che non leggerà mai questa lettera ma la mando lo stesso, come si faceva da giovincelli con le missive per le innamorate.

Lei ha recentemente pronunciato la frase se il paese non è pronto me ne vado. Mi permetta qualche appunto.

1)      lei dice il paese. Quale paese, professore? Quello del nord e delle grandi fabbriche che delocalizzano, quello del centro e dei distretti industriali delocalizzati, quello del sud e della mafia e ndrangheta delocalizzate? C’è una bella differenza, come nelle sue classi, professore, mica tutti son secchioni o bulli.

2)      lei dice pronto. Pronto a cosa, professore? Ad avere ingressi facilitati a lavori che non ci sono? O a perdere con più facilità quei pochi che ancora esistono? In fondo lei sa che pronta l’Italia non è stata mai (alla guerra, al fascismo, alle stragi di stato, alla lotta armata, a tangentopoli, a Berlusconi), perché se lo fosse stata avrebbe evitato davvero tanti guai. Ma questo non l’autorizza mica a parlare come D’Annunzio, o come un mio vecchio amico che dopo aver ottenuto una decina di voti alle elezioni comunali disse: “questa città non mi merita”. Eh già, siam tutti bravi così…

3)      lei dice me ne vado. Eh no, caro professore. Glielo concedo: lei è un meccanico chiamato ad aggiustare un cavallo, in assenza di veterinari. Ma se il cavallo è disposto a farsi toccare da lei, anche lei deve fare la sua parte, rinunciando agli attrezzi più pericolosi. Ci poteva pensare prima, non faccia le bizze come i ragazzini e usi la parola più della bacchetta, credo estromessa anche per legge dalle nostre scuole.

Caro professore, nella sua carica i sostantivi sono due, presidente e consiglio. Lasci un po’ di spazio anche alla seconda.

Suo ossequioso

Pamarasca

0 167

Il pd è un gruppo di strombati che si fanno canne dalla mattina alla sera, tanto non dà dipendenza, parlando ognuno delle sue menate finché passa il loro treno e tutti insieme allampanati stupiscono: “di già?” (e un altro: “ma sììì daiii, tanto ne passa un altrooo”)

Renzi  si cala chicche in discoteca e salta a ritmo drum’n’bass nel centro della pista senza accorgersi che se ne sono andati tutti dal locale, tranne quei tre ragazzini lì, riversi sul divano, con gli occhi chiusi come dice Castelvecchi

Vendola lsd classico, vecchio stile, visioni, utopie e ghirigori sul futuro, ma con stile, tanto stile

Udc ancora più sul classico, la religione e l’ordine, droghe che non muoiono mai (ma uccidono, accidenti se uccidono)

Cinquestelle religione idem, ma pagana

I finiani niente droghe, per questo non ci capiscono più un cazzo

La cocaina se l’è presa tutta la maggioranza, sentirai che down, tra poco

Pamarasca

2 340

Che volete? Ma che volete, voi che siete del tutto esagerati?
Il migliore di voi paga in nero i dipendenti. Il peggiore è al governo.
Avreste potuto rubare miliardi agendo come topolini nascosti tra i mobili di una cucina. Avreste potuto farlo per l’eternità, in un paese dove i ladri non sono disprezzati.
Ma no, voi esagerati, privi di un qualunque limite: morale, etico, fisico, psichico. Dovevate rubare tutto, come elefanti convinti di non lasciare crepe. Il capo della banca più grande; il capo della Protezione Civile; il capo dell’industria più grande; il capo del Governo. Conservate soldi e li rubate; edificate case e si sgretolano con la gente dentro; ricattate operai senza levarvi il ghigno dalla bocca; promettete stelle e relegate in stalle generazioni di italiani.

Siete ingrati, ignobili, e fate persino pena, perché non avete coscienza di un futuro, dovete avere per voi tutto subito, ve ne fregate persino dei vostri figli, dei vostri nipoti, che vivranno un mondo sempre più cattivo a causa vostra. Siete ciechi, siete cattivi, rognosi, dovreste essere cacciati lontano dalle case, dalla gente.

E ora, che volete? Ma che volete che a nessuno venga in mente di spaccare le vetrine delle vostre banche, di sputarvi, di arrabbiarsi per davvero? Ma della vostra stessa violenza vi siete mai resi conto?
Probabilmente no, perché la cosa più aberrante è che voi non sapete di fare del male, non vi rendete conto di essere dei pervertiti, di incarnare il peggio del potere. Siete convinti della vostra bellezza, della vostra linea, della vostra intelligenza, della giustezza di quel che dite e fate.  Siete dei mostri, e non dovreste osar parlare di violenza, voi che affogate le persone moralmente, intellettualmente e fisicamente tutti i giorni, le ore, i minuti.

Ringraziate il vostro dio che a nessun risparmiatore truffato venga in mente di pestarvi, che a nessun cassa integrato passi per la mente di venire a casa vostra a farvela vedere, che a nessuna madre di terremotato salga tanto la rabbia da venirvi a cercare. Ringraziate il vostro dio che ancora qui c’è gente che considera la civiltà un valore e non vuole, non vuole diventare barbara sebbene sia tentata, sebbene la tentiate sempre più.

Pamarasca

Era il 2002. Al Thermos, il mio ex locale di Ancona, facemmo una serata per Emergency. Per l’occasione, assieme all’amico autore e attore Michele Cantarini scrissi un breve testo di teatro comico. Si intitolava A Beautiful Mine e parlava di Berlusconi e di Emergency. Alla responsabile di Emergency, Giovanna, piacque e naturalmente dissi che potevano farne quel che volevano.

Ho chiesto loro di pubblicarlo qui. Non perché sia un capolavoro, ma perché da allora sono passati 8 anni e, beh, potrei averlo scritto ieri… non c’è niente di comico nel riproporlo, insomma.

A BEAUTIFUL MINE

SCENA: Il palco è tempestato da una serie di luci bianche a fascio (par) che simulano, come si vedrà, la presenza di mine. Il protagonista, nel corso del monologo, si muove con esasperata circospezione tra i fasci. Sull’ultima battuta, mette il piede su una luce e esplode.

Ero il capo di un governo. Di un governo occidentale ben nutrito, con una buona vista, dotato di comfort vari. Non un grand hotel del globo, ma un meuble dignitoso, egregiamente piazzato nella scala dei valori dell’occidente industrializzato. Sei mesi dopo le elezioni, ero sereno.

Il protagonista cambia atteggiamento (inizia a parlare al presente).

Sei mesi dalle elezioni: sono sereno. Sto bene. Godo dei vantaggi dei sondaggi pilotati. Delle coccole della stampa controllata. Ogni giorno al mattino mi alzo con questo bel sorriso, che piace tanto al 98% dei miei concittadini. L’altro 2 %, si sa, pilotato dai sindacati, boicotta tutti i dentifrici… ma non importa. Sono superiore. Il sorriso è superiore: un sorriso da ballerino di musica latina       segue parodia del ballerino

Nel MIO paese fila tutto a meraviglia.
Il lavoro – ce l’ho.
La Sicurezza – garantita (sullo sfondo immagine della manifestazione di Genova)
Le pensioni – meglio degli alberghi.
La sanità…
La sanità… ecco… quella non va. La sanità è un problema. Non funziona, la sanità… e non posso mica licenziare i dottori in blocco, demolire gli ospedali e lasciar su le cliniche private – no, quello può funzionare con la scuola, ma con la sanità è diverso.
Ho bisogno di un piano. Un piano che mi permetta di rivoltarla come un guanto: a me i miei fidi collaboratori, li riunisco tutti assieme: ordine del giorno: rinnovare la sanità del MIO paese.

Poiché sono in buonafede, il primo passo del mio piano consiste in un ordine severo impartito ai collaboratori: li sguinzaglio per il mondo alla ricerca dell’apparato sanitario che funzioni meglio. Poi… Poi lo compro e lo trapianto: in fondo si parla di dottori – e il 92% dei miei concittadini è favorevole ai trapianti – l’8% agli espianti… comunisti!

Era un buon piano. Qualcosa non è andato, visto che mi trovo in questa situazione ora, ma era un piano ottimo. Perfetto. E tutto sembrava proprio andare per il meglio.

Torna al presente.

I collaboratori tornano, coperti di scartoffie diapositive video grafici statistiche SONDAGGI e la cosa si fa semplice, perché concordano tutti sul risultato delle indagini – unanimi: l’apparato medico che funziona meglio d’ogni altro sulla terra è quello di Emergency. Emergency…
–    Emergency… Emergency, devo aver visto qualcosa… è per caso l’ospedale di Chicago, con quel pediatra belloccio e quel chirurgo nero?
–    No signore, è un’associazione di volontari.
–    Volontari?
–    Sono persone che fanno le cose perché vogliono farle, signore.
–    Come me. Dunque sono un volontario, io. Ah, ogni giorno se ne impara una nuova.
–    Il fatto è loro non prendono soldi, signore. Non per sé.
–    Ah
(la cosa, come si intuisce dalla mia espressione, mi sorprende)
Risulta che quest’affare, Emergency, è una specie di serpentello strisciante che s’insinua tra monti, grotte, dossi e valli e mette su in quattro e quattr’otto ospedali da campo, centri di emergenza, campi di primo intervento.

E i medici, pare, viaggiano persino in groppa ai muli, a cavallo, a piedi, in skateboard pur di raggiungere i malati, e restano lontani da casa, distanti dalla propria famiglia, per curare bambini con i quali spesso non spartiscono nemmeno il colore della pelle. No. Non li capisco. Ma mi piace.

Emergency mi piace perché:
a)    litiga spesso con l’Unione europea e con l’Onu, cosa che volentieri faccio anch’io.
b)    Preferisce i fatti alle parole, cosa che spesso dico anch’io.
c)    Non vuole i soldi, e non è male, essendo i soldi miei.

Ma se non vogliono soldi, come cazzo faccio a portarli qui nel MIO paese?
La riunione si fa agitata. Fioccano le proposte dei collaboratori. Potremmo offrire loro un forfait di bambini malati. Un contratto con i dottori, che so, promettergli 1.200.000 nuovi bambini malati per l’anno che verrà. Potremmo mutilarli noi: anche per riportare ad un attivo ragionevole l’industria dei machetes nel paese, che al momento è sotto del 9.000% rispetto a quella del Ruanda. Non possiamo mica farci superare dal Ruanda. Sono medici: non potranno rifiutare offerte del genere.
… Sono buone proposte, è vero. Ma non bastano. Non sono abituato a trattare con chi non vuole soldi (l’ultima, mi pare, fu mia madre).
Ma è un bel mattino. Il sole splende sul mio sorriso – sono di buon umore – i sondaggi mi danno al massimo della forma e dunque SONO al massimo della forma. Devo solo concentrarmi. Concentrarmi e pensare – come un uomo d’azione, trovare il nocciolo della questione:
Cos’è che muove questi uomini? Cosa li porta in certi luoghi? Perché vanno proprio lì?
Cosa c’è di tanto prezioso in quei paesi oscuri, dimenticati da dio e dal turismo organizzato?

LE MINE.

Le mine! Sbotto, erompo, i collaboratori trasaliscono – m’impongo: Le mine! Improvvisa come un’illuminazione biblica, la rivelazione sul monte, o nell’orto, una cosa insomma che scende dal cielo con la precisione d’un aiuto umanitario americano per finire dentro la mia testa: Diamogli le mine, e verranno da noi. Le mine è ciò che vogliono, e noi gliele daremo. Andate, ora, e portatemi le mine. Migliaia, milioni di mine. Che vengano a me, le mine!

Ora, il problema è: come minare il territorio del proprio paese senza destare sospetti?
Varie soluzioni:
a)    Lanciare le mine sul mercato. Un buon lancio pubblicitario fa miracoli: spot in tv, manifesti a grandezza naturale, uno slogan. Trovare uno slogan, una canzone, ce n’era una che parlava delle mine, quella… A beautiful MINE, mi pare, sì… uno slogan adatto: ESPLODIAMO DI SALUTE… si dice esplodiamo di salute, mica implodiamo di salute, ci sarà un motivo: prendi una mina ed esplodi di salute…
b)    Dichiarare una guerra civile. Ho certi amici a Campobasso che potrebbero occupare il municipio. Così, mi devono un favore, gli trovo un lavoro: occupano il municipio con i parenti e dichiarano uno stato indipendente. Così, sono costretto a dichiarare una guerra contro quella secessione e, si sa, una cosa tira l’altra.
c)    Legiferare. Mi piace legiferare. In fondo, perché sforzarsi troppo, mi basta fare una legge. Chi governa fa le leggi… ed io governo. Si tratta semplicemente di far capire al paese l’utilità sociale di mine piazzate da tecnici competenti. E non può certo essere messa in discussione: addio problemi di traffico: parcheggi minati anziché riservati, un po’ di tecnologia a basso costo e BUM, il non autorizzato si trova dritto in aria e sfracellato per aver maldestramente parcheggiato (notare la rima: poesia sublime delle mine). Addio alle manifestazioni sediziose: percorso minato e non ai margini blindato, niente più sprechi per la polizia di Stato, il manifestante distratto esce dal corteo per prendere un gelato e anziché venir manganellato finisce dalla mina stritolato. E al cinema, posto prenotato e subito minato. Allo stadio, nelle piazze…
Legiferare è l’idea migliore. Sì.

E io legifero. Come dubitare delle mine? In poco tempo i parcheggi minati vanno a ruba. Si mina la linea delle porte di calcio: se il pallone supera completamente la linea BUM, la porta esplode e è gol: eliminato il problema dei gol fantasma in campionato (l’unico fantasma, al limite, sarà il portiere).

Cambia atteggiamento e passa all’imperfetto.

E’ chiaro che si trattava di un ottimo piano. Ma se sono in questa situazione ora, qualcosa non era andato liscio. Non come doveva almeno. Ed io devo capire, devo ricordare e poi capire. Perché il piano, quello era perfetto.

Di nuovo al presente.

L’incremento delle mine è immediato. Forse mi sfugge un po’ di mano: l’idea delle mine nelle scuole no, quella è  buona: Emergency si preoccupa molto dei bambini, perciò via ai tornei di mina avvelenata nei cortili, al gioco del quarto cantone minato, a nascondimina

Anche la scelta delle mine sembra quella adatta: tutte le prendiamo, a pappagallo, a palla, a gioco, ufo, stroboscopiche, millimetriche, minimali, d’autore, d’alta moda: Emergency s’intende di mine, le conoscono, verranno ad apprezzare la nostra varietà.

E la politica estera. Un tocco degno del miglior Richelieu per cancellare ogni tipo di concorrenza. Il mio fiore all’occhiello: faccio così, smino tutti  quei paesi afflitti dalle mine inesplose, mando torme di artificieri e bonifico quelle zone di deserto piene di bombe che non si capisce poi che ci vanno a fare, nel deserto, a passeggiare? Faccio una bella figura a sminare tutti i territori, e intanto annichilisco la concorrenza: grazie a me, nessun paese ormai può vantare il nostro numero di mine.

Ma non sono venuti. Ecco cosa manca: Emergency non è venuta. Il mio ottimo programma di risanamento sanitario è saltato (letteralmente) perché quegli snob di dottorini non si sono fatti mai vedere. Da una settimana sono qui nel giardino minato della mia villa di campagna, ed ogni giorno ripercorro la storia per capire il motivo della loro assenza, senza trovare una risposta. Il piano era perfetto.

E loro? Loro mandano solo questa busta, con su la loro strana E, resta sulla mia scrivania minata finché la apro – un primo passo, un contatto, apro la busta e dentro trovo solamente questa scatola, la scatola d’un gioco di battaglia navale. Un codice, un messaggio cifrato. Vengo in giardino per aprirla e dentro non c’è il gioco, ma solo un bigliettino:
P2: Affondato.

2 320

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=M9WtgnLi9UQ&feature=PlayList&p=32C70B24E094A52C&playnext_from=PL&playnext=1&index=28]

Ieri prima dello spettacolo sono andato a trovare la piccola Thea. Mentre sua madre sbrigava faccende lei si è stesa sul divano e le ho fatto il solletico. Per un po’ ha riso, poi si è ravveduta e mi ha rimproverato:
“guarda che non sono una bambina”
E si è messa ad imitare i passi di Duffy Duck, impegnato in un tip tap televisivo. “Mi pare giusto”.

Poi era la sera dei Momix. Non so come, ma teatro e danza, mondi a me lontani, finiscono per impigliarsi alla mia vita quotidiana periodicamente. Quando organizzammo il Living Theatre a Milano, per un mese i ragazzi abitarono da me e lo spettacolo assunse una valenza unica. Ora, non avevo nemmeno i biglietti dei Momix e alla fine capita che un ballerino dorma in casa mia, così, alla fine, vado allo spettacolo cui non pensavo di andare. E, si sa, le cose migliori capitano per caso.

Naturalmente lo spettacolo è bellissimo. Qui c’è una appassionata recensione, che suggerisco di leggersi con calma. La sensazione è quella di avventurarsi in un bosco, infilarsi dentro un albero e rimanere lì, nascosto, a guardare quel che accade fuori: odore di corteccia, presenze animali, umido del tronco. Nascosti per secoli dentro l’albero, a guardare e ad incantarsi.

Alla fine Sara, l’amica che era con me, si è commossa di tanta bellezza. Abbiamo chiacchierato un po’ e siamo andati a casa.

Ieri prima dello spettacolo sono andato a salutare una bambina, e poi mi sono disegnato un po’ bambino anche io, nel tronco, per spalancare la bocca e commuovermi davanti ai quadri viventi dei Momix.

E alla fine, grazie ai Momix, ho pensato stamattina: vaffanculo Berlusconi, Bossi e il papa. Ieri sono stato proprio bene.

E forse è stare bene, vedere e fare le cose belle, senza concentrarsi solo sulle brutte come stiamo rischiando di fare, che ci permetterà di uscire vincitori contro tale e tanta volgarità che ci sommerge.

Perché siamo bravi a riconoscere e fare le cose belle, molto più bravi di quegli altri. E certe cose, se le sconfiggi, le sconfiggi solo grazie alla poesia.

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=WrBZmZY91oI&feature=player_embedded]

Pamarasca