La relatività della memoria

La relatività della memoria

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Dopo aver postato le foto di una vacanza dell’adolescenza, Toni attese le reazioni dei tre o quattro interessati che aveva incluso tra gli “amici” del suo facebook. Pensò “che tuffo al cuore gli verrà” e riprese per qualche minuto il filo di una storia passata, commovente e esagerata come solo le storie dell’adolescenza sono.
Una storia d’amore e di amicizia che nemmeno Moccia.
Gli tornavano alla mente le scene, i singoli ricordi, un pianto nel pullman, una promessa, l’amore rivelato e quello nascosto. Le prime sigarette. Un mucchio di patemi che rimpiangeva non per se stessi, ma per il calore che solo la fiamma dell’adolescenza è in grado di alimentare da tanto fragili legnetti.
Il giorno dopo ricevette un messaggio.
Orca che foto, diceva Rinaldo! Guarda quanti capelli avevo. Chissà che fine ha fatto Lisa. Ti ricordi che storia? Quanto ci amavamo!
Mi ricordo, scrisse Toni, e quando ti lasciò, mi chiedesti di mettermi con lei, perché ero tuo amico e saresti stato meno male.
Davvero? In chat.
Davvero.
Però, che roba. E’ che sapevo che ti piaceva. Se penso a quanto sono stato male.
Già.
:-)

Poco dopo arrivò un messaggio di Lisa.
Ciao, che foto hai messo? Bella. Mi ricordo la vacanza. Ma il ragazzo quello con i capelli lunghi e neri, quello accanto me nella foto, com’è che si chiamava?

Il problema non è cosa ricordi tu. Il problema è quando i ricordi si incontrano senza riconoscersi.

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