A scanso di

A scanso di

0 281

offesa

Il post che ho pubblicato ieri ha mosso alcune polemiche. A scanso di equivoci, ci tengo a chiarire alcune cose:

1) non dubito affatto della passione, della solidarietà, della convinzione e della sincerità di tanti coinvolti, molti dei quali tra l’altro conosco e stimo da tempo. Ci mancherebbe. Quello che volevo mettere in discussione è l’opportunità di un atto eclatante e soprattutto l’utilizzo mediatico che se ne fa, a stimolare un “muro contro muro” che di fatto non esiste. Anche, da parte di alcuni, una strumentalizzazione fine a se stessa magari, solo per essere contro, senza che ve ne sia bisogno. Ci sono due approcci da tenersi contemporaneamente riguardo un problema: il primo concerne l’emergenza: quante persone abbiamo cui garantire un tetto? Quali sono le loro condizioni e quale il loro stato? Quanti letti/posti/etc. abbiamo e quanti ne mancano per questa emergenza? Il secondo concerne il termine più lungo: cosa dobbiamo/possiamo fare per affrontare un problema dalle dimensioni sempre più acute e garantire diritti? Non mi sono occupato in prima persona di questi due problemi. Lo hanno fatto e lo fanno i servizi sociali, la partecipazione democratica e il patrimonio. Ne abbiamo parlato in molte sedute di giunta. Mi sembra di poter dire che il primo approccio è affrontato attraverso vari strumenti: l’aumento dei posti letto già stabilito con somma urgenza; la ricerca e il reperimento di ulteriori sedi adatte, anche eventualmente concesse al comune in locazione; gli incontri tra amministrazione e cittadini per parlare caso per caso e verificare tutte le possibili soluzioni. Questi sono gli strumenti che ho verificato di persona, poi di sicuro gli assessorati competenti ne stanno utilizzando altri che non ho avuto modo di conoscere. Mi sembra anche di poter dire che il secondo approccio è affrontato attraverso altri, vari strumenti: l’aumento dell’attenzione nei confronti di quella che viene definita povertà estrema, di concerto con gli enti finanziatori di Un tetto per tutti e cercando soluzioni aggiuntive; la destinazione ai servizi sociali di immobili del patrimonio una volta resi agibili, ivi compreso l’asilo del quale si sta parlando, proprio per l’evidente necessità di aumentare la presenza dei servizi e garantire interventi per tutti i cittadini; una specifica attenzione alla questione degli alloggi per i bisognosi, a breve, medio e lungo termine.

E’ chiaro che tutto deve essere fatto meglio, e soprattutto assieme: la partecipazione della società a questa tematica, e il lavoro politico svolto dai consiglieri, sono essenziali, così come è essenziale che i cittadini segnalino i casi, perché quando dico che si sta facendo molto non dico mica che l’amministrazione riesce ovunque e bene. Ci mancherebbe. Quello che sostengo, ed è mia personale opinione, è che non vi fosse bisogno di un gesto di rottura e che dove l’obiettivo è lo stesso allora sarebbe molto meglio perseguirlo assieme,  dato che esistono tutti i presupposti per farlo e che le poche risorse devono stimolare la cooperazione.

2) Anche posto che il gesto eclatante fosse utile– e di sicuro ne verranno fuori anche cose utili, come un ravvivarsi del confronto cittadino sul tema – e io non credo affatto che lo fosse, il “muro contro muro” mediatico che ne emerge è del tutto fuori luogo. Prendiamo pure atto che i giornali ci tengono a tenere vive le polemiche, ma il resto mi sembra strumentale ed eccessivo. Faccio alcuni esempi: il Comune si è adoperato immediatamente e di concerto con le associazioni affinché le persone coinvolte e bisognose avessero quanto di necessario, perché dire il contrario? Il Comune ha portato un volantino, un semplice foglio scritto in più lingue, nel quale si indicava la volontà di risolvere caso per caso i problemi urgenti e date e luoghi per farlo, ma non è riuscito a distribuirlo. Perché? Leggo post che accusano il Comune di assenza, laddove la cosa mi risulta seguita alacremente, specie per quanto concerne il reperimento di sistemazioni e beni di prima necessità. Così come leggo post, questi sì di vecchia politica, che ci rimproverano di non essere andati lì. Su questo ho qualcosa da dire: anzitutto, questa giunta non esattamente una giunta standard e la presenza e l’affaccendarsi di Foresi è di tutta la giunta, non di un pezzetto di essa staccato dal resto, come capita nelle giunte organizzate partiticamente; per questo, anziché fare rappresentanza, credo sia utile che siano al lavoro e presenti, chi in loco chi non, tutte le persone competenti del Comune; infine, e aggiungo una nota del tutto personale, ho pensato di passare all’asilo, per vedere cose che un po’ conosco – ho pratica sia di persone bisognose sia di occupazioni, anche se ogni situazione è diversa – e parlare di rettamente con persone molte delle quali, come ho detto, conosco personalmente e stimo. Non è certo una chiusura programmatica ad avermelo impedito, ma una serie di altre cose. Certo è che una chiusura assoluta nei miei confronti da parte di chi non mi aspettavo non ha aiutato.

3) infine, in margine ad alcuni commenti al mio precedente post, mi limito a puntualizzare su un paio di cose: a) mi spiace che si sia inteso un atteggiamento da “lesa maestà”: quello che intendevo è che c’è una “lesa comunicazione” e che non c’è sempre bisogno di una battaglia. Questo, ripeto, al netto delle buone intenzioni e della solidarietà di molti; b) peccato che chi mi conosce, anche se non bene, e sa perfettamente che non mi tiro indietro quando si tratta di simili problemi abbia cambiato atteggiamento repentinamente e preconcettualmente, e addirittura parli di “vergogna”. Ci tengo a dire che quanto ho detto è il mio pensiero e lo sarebbe stato anche se non avessi rivestito questo ruolo. Invece, ci sono persone che, da quando lo rivesto, fanno di tutto per incasellarmi in uno spazio non mio, forse perché troppo legate a un manicheismo che oggi, in sede di enti locali, non ha ragione di essere. Se avessi voluto solo discorrere, avrei continuato a occuparmi del mio blog; c) non dubito della perfetta buona fede di molti, specie di alcuni che si sono sentiti feriti da quanto ho scritto, ma che c’è chi ha in mente di tenere quel luogo per gestirlo è stato detto a una persona della quale mi fido, non me lo sono inventato. Che poi non sia il pensiero di tutti è un altro discorso; d)  tutto quello che riguarda la questione-casa è essenziale: quindi occupiamoci del problema assieme, come collettività, perché l’obiettivo è lo stesso e le questioni possono essere risolte. Non c’è sempre bisogno di scontro, anzi, oggi, nei comuni, c’è bisogno di incontro. Dove necessario, di negoziazione sulle singole soluzioni, con il coinvolgimento, è ovvio, soprattutto dei diretti interessati.

 

 

ARICOLI SIMILI

1 471

1 406

NESSUN COMMENTO

Scrivi una riposta