Archivio Mensile:maggio 2013

0 324

vedova

Ho sempre sostenuto che ognuno debba fare il proprio lavoro e cercare di parlare di quello che sa. Naturalmente, le opinioni si esprimono su tutto – specie in epoca di social media -, ma se si tratta di andare un po’ più a fondo, magari uno si limita a dire delle cose che conosce (o crede di conoscere, ok).

In questi ultimi mesi mi sono occupato, su esplicita richiesta della candidata a sindaco Valeria Mancinelli, di una ricognizione sulla cultura cittadina. La cosa, naturalmente, ha significato il mio coinvolgimento nella campagna elettorale e nel sostegno alla candidata. Non sto qui però a spiegare per filo e per segno i perché o i percome di tale scelta: chi mi conosce sa che non può essere guidata da opportunismo o ambizione. E’ un discorso lungo e in qualche modo intimo, che ha a che fare con la mia vita, le mie esperienze, le mie responsabilità, la mia generazione. Magari ne parlerò, ma non in questo post. Dico solo che non ho preso nulla a cuor leggero.

Qui voglio fare un appello che riguarda la cultura, l’associazionismo culturale, la creatività culturale, la scrittura, le arti e queste cose qui che, a mio parere, possono tutte assieme concorrere ad una svolta per la città in cui viviamo: è ampiamente dimostrato che oggi la cultura è una leva sociale ed economica di grande forza. L’appello è semplice: non vedo alcuna possibilità di valorizzazione del discorso culturale in un’Ancona governata dal centrodestra. Al contrario, sono convinto, e credo di non essere il solo, che si aprirebbe un baratro, culturalmente parlando, per la città. Non sto facendo propaganda, dico le cose come stanno: al di là del mio recente coinvolgimento, sono letteralmente terrorizzato da un governo cittadino in mano al centrodestra, specie per quanto riguarda il discorso culturale. Letteralmente. Terrorizzato.

Ho toccato con mano le varie facce della cultura anconetana e le sue potenzialità, talvolta già espresse. Conosco il fermento culturale, conosco molte delle persone che lo animano. Ho chiesto il loro aiuto nella mia ricognizione, ho ottenuto tanto bene.

Ora, il sindaco della città sarà di certo uno dei due che sono arrivati al ballottaggio. C’è poco da fare.  Con una la cultura ha alcune possibilità. Con l’altro no.

Con qualcuno di diverso sarebbe meglio? Non lo so. Comunque, qualcuno di diverso ora non c’è.

Per questo, il mio sincero appello a tutti gli amici che si occupano di scrittura, teatro, musica, associazionismo, cinema, ricerca, vjing, djing, concerti, spettacoli, formazione artistica, danza, pittura, scultura, arte contemporanea, arte non contemporanea e via dicendo… il mio sincero appello è: non facciamo cazzate, andiamo ad assicurarci la possibilità di un’esistenza, che poi, se siamo bravi, potrà essere un’ottima esistenza. Senza retorica. Tutto il resto, parliamone. Dopo.

Pamarasca

0 307

disclaimer: questo non è un post di campagna elettorale. L’autore lo avrebbe scritto in ogni caso.

Il M5S dovrebbe considerare Ancona una sorta di laboratorio per il proprio futuro, e credo infatti che non sia un caso la venuta di Grillo in città a ridosso delle elezioni, per presentare in primissima persona i candidati. Dico laboratorio perché ad Ancona il M5S vive una frattura interna – o una scissione, o una divisione (alla quale non sono dentro, dunque evito di parlarne nel dettaglio).  Da questo punto di vista, Ancona è una sorta di avanguardia.

Il M5S, infatti, prevede senza dubbio il moltiplicarsi di fratture – o scissioni, divisioni etc. – : la frattura gli è endemica, dal momento che la sua unità non deriva né da principi di base, né da ideologie, né da negoziazioni e traduzioni interne che hanno prodotto una comunità. Il solo denominatore comune del M5S è una sorta di ancestrale purezza, dunque un mito, poiché, come chiarito da Gesù e da molti altri (chi è senza peccato…), la purezza è un’illusione che fortunatamente svanisce all’indomani dell’adolescenza.

Il principio di purezza è la porta principale del fondamentalismo. Questo lo sappiamo tutti e lo vediamo ogni giorno, purtroppo, nei Paesi di mezzo mondo. Esso, quindi, è in grado di rinsaldare un gruppo solo quando considerato in chiave religiosa e trascendentale. Contrariamente a ciò, il gruppo che si riunisce sotto un simile ombrello si accorgerà presto che è forato, e che l’acqua passa, così come la realtà della vita passa sulle membra e nelle menti degli uomini che diventano adulti.

In assenza di una chiave religiosa (e fondamentalista), la purezza non unisce. Semmai il contrario: letteratura e cinema sono pieni di storie in cui essa può solo imprigionare.

Per questo, il M5S  deve prevedere, per continuare ad esistere, scissioni, fratture, divisioni interne.

Tali scissioni, fratture, divisioni interne dovranno essere ricomposte in chiave religiosa: con la venuta, appunto, di un Grande Sacerdote la cui parola sarà confusa con la Legge e la cui mano riuscirà a tenere uniti tutti nel proprio palmo.

Il M5S cela infatti un curioso paradosso: esso è un movimento dal basso partorito dall’alto. Un Movimento, solitamente, cresce come un palazzo: la fase della prima negoziazione è quella in cui si mescolano gli elementi per fare il cemento delle fondamenta. In questo caso la negoziazione è in partenza subordinata alla Legge del sacerdote, e tocca quindi al sacerdote fare da cemento.

Che poi il cemento si può fare in molti modi.