Archivio Mensile:gennaio 2010

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Aspettando un altro post vero e proprio, infilo tra le maglie del blog un’altra poesia recente, ossia del 2003. Più recenti credo di non averle, mi sono fatto molto, molto prosaico :-)

IPOTECA

Oggi va all’asta la mia casa
Con le sue cose e tutto il resto:
mi piacerebbe nevicasse, perlomeno,
ma è luglio persino in tribunale.
Al magistrato competente vorrei dire
Che il rubinetto di destra perde ancora:
bisogna tirare con forza la sua leva
due o tre volte per smettere il gocciare.
I segni sopra il muro, poi, graffiti privi d’arte
Li feci a cinque anni per copiare
L’iniziale di Silvia Collinetti, la bambina
Che amavo follemente in terza elementare.
Ho un avvocato in gamba, per l’asta della casa:
il prezzo sarà buono, un’adeguata stima
di tubi lampadine
e del resto delle cose.
Nel prato in fondo a destra – tra il mais del contadino
e una rimessa per gli attrezzi – sta sepolto il nostro primo cane:

Non credo mi restituiranno il corpo:
dev’essere compreso nel pacchetto.

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Mi piacciono le cose semplici. Da bambino, diedi due nomi alla maniglia della porta: aprile, quando dovevo aprirla; chiusile quando mi toccava chiuderla. Più facile di così. Vado avanti in questo modo da 40 anni: cerco la semplicità ovunque e, se non la trovo, me la costruisco.

Da quando lavoro sul web, tra social media e blog e marketing e SEO, si direbbe che questa abitudine debba ritenersi, come dire, sorpassata. C’è un limite alla semplificazione e applicare i soliti metodi al mondo odierno di internet sarebbe piuttosto una banalizzazione.

Però, la tentazione c’è.

Ad esempio, quando mi capita di avere a che fare con i semiologi. I semiologi, si sa, sono un po’ come  gli anarchici nei centri sociali, o Cambiasso nella nazionale argentina. Ignorati o snobbati, vanno spesso così a fondo da rimanere in ombra.  Finora.

Il nuovo web gli sta regalando momenti di assoluta gloria. E accidenti se se la meritano!

Per quel che mi riguarda, nella mia vita ho scritto due soli lavori di semiotica: alla fine, rileggendoli, non ci ho capito molto. Però ammiravo e ammiro questi chirurghi del linguaggio, sempre sospesi tra il giocare a lego e fare la rivoluzione. Sì. Tanto di cappello.

Ma il loro entusiasmo per il web, che li spinge improvvisamente in prima linea nel mercato, mi preoccupa: chi si occupa di semiotica, in generale non dovrebbe essere entusiasta; tanto meno perché finalmente ha un ruolo nel mercato. Chi si occupa di semiotica deve rendersi conto di essere, nel sistema economico, un’arma nucleare. Una tecnologia avanzata e non convenzionale.

Se scrivessi su uno dei siti di cui mi occupo al lavoro questa frase pari pari: “Hotel Croazia Mare Vacanze Isole Costa”, riuscirei forse ad ottenere la prima pagina su Google.

Per questo, mi preoccupa che i semiologi si mettano a lavorare per il maggior offerente.   Nel mondo della comunicazione, essi equivalgono ai fisici della prima metà del Novecento. Ma temo i Fermi, che per superbia della scienza accettarono di costruire l’atomica,  e sogno di incontrare un Majorana.

So di avere banalizzato, ovvio. Aprile/Chiusile/Aprile/Chiusile… era così bello :-)

PaMarasca

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Uff. Avevo detto che ogni tanto avrei commesso l’indecenza di postare miei vecchi scritti. Ecco qua una poesiola cui sono affezionato, del 2003, credo. Facevo il barista a Posatora.

Devo essere te per essere me
Fin dal mattino
Passare da zero a tre bustine
Nel caffè; al gusto di spremermi
Un’arancia appena sveglio.
Vestire di nero, addormentarmi
Guardando la Tv. E nella vasca
Per ore stare a mollo
Con un bagnoschiuma alla vaniglia,
un infiltrato, attorno.
Devo sentire sempre freddo
E coricarmi su di un fianco;
fermarmi davanti alle vetrine
leggere i tuoi libri.
Devo essere te per essere me
Nella pelle e non nella memoria
Che altrimenti mi cancellerebbe.

(Se avrò un figlio
Ti somiglierà.)